giovedì 14 febbraio 2013

Cassazione: Riduzione del mantenimento alla ex quando cambiano le condizioni economiche


Nella sentenza n. 1779/2013, depositata lo scorso 25 gennaio, la Prima Sezione Civile della Suprema Corte sancisce il principio della riducibilità del mantenimento stabilito dal Giudice della separazione, laddove siano mutate le reciproche condizioni economiche degli ex coniugi. Allo stesso tempo, ribadisce l'obbligo del genitore al mantenimento del figlio maggiorenne libero da impegni scolastici e inoccupato non per sua colpa.

Nel caso de quo, il ricorrente faceva valere in Appello - senza ottenere soddisfazione - l'avvenuta riduzione del suo reddito a seguito di pensionamento per motivi di salute, e il contemporaneo incremento del reddito dell'ex moglie che aveva nel frattempo trovato un impiego stabile e ricavato denaro dalla vendita di un terreno e dalla locazione di una casa di sua proprietà.
Avv. Carlo Ioppoli
Presidente Avvocati Familiaristi Italiani




mercoledì 5 dicembre 2012

Addebito della separazione al coniuge che ha una relazione extraconiugale di natura omosessuale


Con la sentenza 19114 del 6 novembre 2012, la Corte di cassazione ha affermato la legittimità dell'addebito della separazione al coniuge che ha una relazione extraconiugale di natura omosessuale testimoniata dai familiari del consorte tradito. Insomma, per la prima sezione civile la violazione degli obblighi di fedeltà e assistenza nei confronti del partner, che ha portato alla separazione della coppia per il fallimento del rapporto matrimoniale determinato dai soli comportamenti incompatibili con i doveri coniugali dell'uomo, giustificano l'addebito, in questo caso, al marito.
A tali comportamenti è stata attribuita «efficacia casuale determinante dell'intollerabilità della convivenza dopo le sue scelte»  che, oggettivamente, non potevano dare ancora base a un "vero" rapporto di coppia. Inoltre, Piazza Cavour ha considerato sufficienti e lecite le dichiarazioni riportate dai parenti della moglie. Per questo motivo, il ricorso è stato ritenuto inammissibile condannando l'uomo a rimborsare alla moglie le spese del giudizio di cassazione.

Avv. Carlo Ioppoli
Presidente ANFI - Associazione Avvocati Familiaristi Italiani -

mercoledì 21 novembre 2012

Cassazione: niente sesso con il marito? Allora ti addebito la separazione!


Ormai si sta prendendo l'abitudine a quelle sentenze della Corte Suprema che trasbordano nella sfera privata, soprattutto quando si tratta di contese a livello familiare. Dove per familiare si intende "tra (ex) moglie e (ex) marito".

Questa volta tocca ad una coppia fiorentina, "scoppiata" dopo la nascita della loro figlia, al seguito della quale la signora M.T. si era letteralmente (e fisicamente!) rifiutata di avere rapporti sessuali con il proprio partner. Il rifiuto, che si protraeva ormai da ben sette anni (!), aveva spinto il marito, L.
C., a dormire in una stanza separata. Per non cadere in tentazione e beccarsi l'ennesimo due di picche, aggiungerei io. Ah, scordavo, oltre a negarsi al marito non si preoccupava nemmeno di tenere pulita ed in ordine la casa.

Il marito dopo anni di tentativi di approccio caduti nel vuoto, si era deciso a chiedere la separazione. Risoluto anche nel non tirar fuori nulla per la ex. Il Tribunale di Firenze, nel 2005, aveva però minimizzato i disagi vissuti dall'uomo, in funzione del fatto che per il giudice la " 'sedatio concupiscentiae' non era l'unico esclusivo fine del matrimonio". Forse che si, forse che no. Alla moglie intanto era stato riconosciuto un addebito per la separazione.

Ma la questione non si è chiusa con questa sentenza. L'uomo aveva fatto ricorso alla Corte d'Appello, certo in cuor suo di avere tutti i diritti ad una normale vita sessuale con la moglie. E la Corte ha accolto il suo ricorso, bocciando la precedente decisione del Tribunale.

A questo punto è stato il turno della donna, che ha scelto di fare ricorso in Cassazione. I giudici però hanno confermato la decisione della Corte d'Appello. E lo hanno fatto con la seguente motivazione: "il persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge - poiché, provocando oggettivamente frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell'equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner - configura e integra violazione dell'inderogabile dovere di assistenza morale sancito dall'art. 143 c.c., che ricomprende tutti gli aspetti di sostegno nei quali si estrinseca il concetto di comunione coniugale". In poche parole ciascun partner è tenuto a soddisfare i bisogni dell'altro, pena il rischio di addebito della separazione

La Prima sezione civile della Corte (sentenza n.19112/2012), ha così respinto il ricorso della signora M.T., che si opponeva all'addebito della separazione. Rimarcando che il rifiuto di rapporti sessuali nella coppia "non può in alcun modo essere giustificata come reazione o ritorsione nei confronti del partner e legittima pienamente l'addebitamento della separazione, in quanto rende impossibile al coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive e sessuali e impedisce l'esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato". Oltre a ciò la donna e' stata condannata a farsi carico delle spese processuali sostenute dall'ex marito, per un importo totale di mille euro.

Donne quindi ricordatevi, sforzatevi di fare le geishe, se non volete brutte sorprese in caso di rottura.

Avvocato Carlo Ioppoli - Presidente Associazione Avvocati Familiaristi Italiani -

mercoledì 18 aprile 2012

Avvocata specializzata in false accuse di pedofilia per privare i bambini del loro papà

«Secondo gli esperti, le calunnie hanno quasi tutte le stesse caratteristiche: vengono usati bambini piccoli, da 2 a 5 anni, che non presentano alcun segno di violenza, coinvolti in separazioni conflittuali in cui i nonni spesso assumono un ruolo decisivo».
La notizia arriva dal settimanale l’Express, che però non fa il nome di chi, fingendo di difendere i bambini, li ha devastati con false accuse di pedofilia.   Forse temendo che questi criminali, adusi ad abusare del sistema giudiziario per scopi pedo-criminali, potessero cercare di mettere a tacere le proprie malefatte costruendo una denuncia per diffamazione.
Apparso negli USA qualche anno fa, un allarmante fenomeno ha preso piede nei tribunali, una sorta di follia che porta le coppie in guerra per l’affido dei figli a usare la più terribile accusa, quella di incesto.  Centinaia di papà — molto più raramente le madri — si dichiarano oggi calunniati dall’ex: «È l’arma atomica delle separazioni conflittuali». [...]
I casi di false accuse sembrano curiosamente molto più numerosi nella piccola città di Pontoise, vicino a Parigi, dove il fenomeno ha assunto l’aspetto di una epidemia.   15 papà accusati nello stesso tribunale per storie simili, alla fine si sono uniti per proclamare la propria innocenza.  Nessuno è mai stato condannato e 9 già assolti.  In 10 di questi casi le madri accusatrici erano rappresentate dalla stessa avvocata.  Che in tutti i casi ha presentato la denuncia secondo la formula che impedisce di archiviare il caso obbligando ad aprire unprocedimento penale. «La sig.ra M. è una attivista femminista che fa da avvocata per la locale Casa della Donna»  dice Dominique Marion, uno dei padri falsamente accusati «si è specializzata in tali accuse, che usa per mettere i papà fuori gioco e allontanarli dai figli».  La relazione di uno psicologo esperto nominato dal Tribunale parla apertamente di «ruolo nefasto» giocato dall’avvocata femminista, qualificata come «fanatica» e «settaria»: «I suoi eccessi, la sua abitudine alla menzogna, a volte diffamatoria, dimostrano la sua incapacità a mantenere una distanza sana ed oggettiva in queste faccende». [...]
La situazione è diventata così grave che il Procuratore ha ricevuto 10 di questi papà.  Oltre agli eccessi dell’avvocata femminista, hanno lamentato la lentezza della giustizia ed il ruolo negativo di alcuni «esperti» abusologi che rilasciano certificati di convenienza alle madri calunniatrici.
Una psichiatra infantile, la dr. B, coinvolta nei fattacci di Pontoise è stata interdetta per 3 anni dall’Ordine dei Medici per aver ripetutamente denunciato «la responsabilità di un papà in abusi sessuali privi di fondamento» [...].
«Certe madri fanno il tour degli abusologi fino a quando trovano quello che certificano quello che vogliono» constata Nicole Tricart, presidente del Tribunale dei Minori di Parigi «a volte ci troviamo di fronte certificati che fanno rabbia.  Come quella psicopatica che ha descritto in dettaglio l’esame con il quale decideva che una bambina di 5 anni era stata abusata: le sentiva il polso mentre sussurrava all’orecchio della bambina la parola “incesto”, dall’aumento dei battiti ha dedotto un forte trauma sessuale». QED
«Molto spesso il primo passo compiuto dal magistrato è quello di sospendere i diritti di accesso del genitore accusato. Che nel caso di una falsa accusa, è esattamente ciò che il genitore accusatore sta cercando».
Nessuno esce indenne dalle accuse, né il bambino né l’imputato né l’accusatore, ha detto Lawrence Becuywe, giudice del tribunale di Pontoise. Dal momento in cui sono stati lanciati, si entra nel campo della follia, odio o perversione allo stato puro.  [...]
Lo psicologo canadese Hubert Van Gijseghem, specialista mondiale nel settore, afferma che le false accuse hanno conseguenze gravi quanto la pedofilia vera e propria.

Avvocato Carlo Ioppoli
Presidente ANFI - Associazione Nazionale Avvocati Familiaristi Italiani -

venerdì 24 febbraio 2012

Sì all’affido condiviso anche se il genitore mostra scarso interesse per il figlio

Con sentenza 1777/2012 la Corte di cassazione ha ritenuto legittimo l'affidamento congiunto del minore anche se il padre mostra uno scarso interesse nei suoi riguardi e vi sono difficoltà di relazione tra i due coniugi. Gli ermellini ricordano che l'affidamento congiunto non è un mero affidamento a entrambi, essendo fondato sul pieno consenso di gestione, sulla condivisione. Ciò tuttavia non esclude che il minore possa essere prevalentemente collocato presso uno dei genitori, anche se l'altro dovrà avere ampia possibilità di vederlo e tenerlo con sé. La vicenda processuale arrivata a Piazza Cavour è l'esito di un procedimento di separazione giudiziale. Dopo che il Tribunale di Venezia aveva pronunciato la separazione personale tra i coniugi, disponendo l'affidamento congiunto della figlia, con collocamento presso la madre, ponendo a carico del marito l'assegno mensile di 500, 00 euro per la figlia e 400,00 per la moglie, il marito proponeva appello: la Corte di Appello di Venezia, rigettando l'appello principale, affidava la minore in via esclusiva alla madre, riducendo il regime di visite paterno. La Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso del marito (che aveva sostenuto, tra gli altri motivi, la violazione dell'art. 155 c. c. e vizio di motivazione in punto di affidamento della figlia minore della parti, disposto dalla Corte di merito esclusivamente alla madre) e cassando con rinvio la sentenza impugnata, ha richiamato la legge 8 febbraio 2006, n. 54, che ha introdotto la disciplina dell'affido condiviso. "Già la scelta del termine - spiega la Corte - è significativa, rispetto all'espressione più tradizionale, contenuta nella legge di divorzio dopo la riforma del 1987, di "affido congiunto": non solo affidamento ad entrambi, ma fondato sul pieno consenso di gestione, sulla condivisione, appunto. Anche se il minore può essere prevalentemente collocato presso uno dei genitori, l'altro dovrà avere ampia possibilità di vederlo e tenerlo con sé. È previsto l'affidamento monogenitoriale, che tuttavia costituisce eccezione rispetto alla regola dell'affidamento condiviso: non a caso l'art. 155 bis c.c. richiede, per l'affidamento ad uno solo dei genitori, nell'interesse dei figli minori, un provvedimento motivato, non richiesto invece per l'affidamento condiviso. Il giudice a quo giustifica l'esclusione dell'affidamento condiviso (disponendo affidamento della minore alla madre), in presenza di un conflitto insanabile tra i genitori, scarso interesse del padre per la minore, posizione di questa di rifiuto nei confronti del padre. Ciò in contrasto, almeno parzialmente con l'orientamento consolidato di questa Corte (per tute, Cass. n. 16593 del 2008), per cui il grave conflitto tra genitori, di per sé solo, non è tale da escludere l'affidamento condiviso, e a frote di una consulenza tecnica, svolta in primo grado, che, pur evidenziando difficoltà di relazione, conclude per l'affidamento ad entrambi i genitori".
Avv. Carlo Ioppoli
Presidente ANFI - Associazione Avvocati Familiaristi Italiani -

martedì 17 gennaio 2012

Cassazione: dire alla moglie "ti ammazzo" è reato

Anche se nel corso delle liti fra marito e moglie può scappare qualche parola di troppo è bene sapere che in certi casi si rischia di commettere reati. Il marito che dice ad esempio alla moglie "ti ammazzo" anche se non passa e di fatto commette comunque reato di minaccia. A dirlo è una recente sentenza (46542/2011) con cui la quinta sezione penale del Palazzaccio ha rigettando il ricorso di un uomo che era stato condannato dal Tribunale di Roma per diversi reati tra cui la minaccia in danno della moglie. Ricorrendo in cassazione l'uomo aveva sottolineato che il reato di minaccia non si potesse ritenere integrato per l'impossibilità che la sua frase potesse ingenerare nella vittima il timore del male prospettato. Gli Ermellini hanno respinto il ricorso e in proposito stabilito che, quanto all'espressione usata, la sua rilevanza penale, a norma dell'art. 612 c.p., è determinata dalla configurazione della minaccia come reato di pericolo per la sua integrazione non è richiesto che il bene tutelato sia realmente leso, bastando che il male prospettato possa incutere timore nel destinatario, menomendone potenzialmente, secondo un criterio di medianità riecheggiante le reazioni della donna e dell'uomo comune, la sfera di libertà morale. Per suddetti reati, infatti, non è richiesto che il bene (la vita del minacciato) sia realmente leso, ma è sufficiente che il male prospettato possa semplicemente incutere timore al destinatario. E non c'è dubbio che, di fronte alla minaccia di una morte (sebbene la minaccia sia solo verbale), la reazione di una persona comune sia quella di sentirsi potenzialmente limitata nella propria sfera di libertà morale.
Avv. Carlo Ioppoli
Presidente ANFI - Associazione Avvocati Familiaristi Italiani -

sabato 17 dicembre 2011

Figli contesi, arriva il mediatore


Figli contesi, arriva il mediatore

Sulla custodia dei minori scoppiano, nelle coppia bi-nazionali, dispute che spesso sfociano in veri rapimenti. Un fenomeno in crescita, cui l'Unione Europea risponde con il Mediatore.

14/12/2011
Strasburgo - Solo in Gran Bretagna c'è un caso di sottrazione internazionale di minore ogni due minuti. Il dato è del ministero degli Esteri britannico e la dice lunga sul dramma vissuto dai bambini contesi da genitori di diverse nazionalità al momento della separazione. Un fenomeno in crescita in tutta Europa, parallelo all'aumento della circolazione delle persone. Il Parlamento UE da due anni ha istituito la figura del Mediatore in materia e ora pubblica  un Vademecum per cittadini e Istituzioni, per offrire orientamenti in quello che riconosce come un campo sensibilissimo.     

     Ogni anno nei 27 Paesi membri, che da luglio saranno 28 con la Croazia, si contraggono circa 2 milioni di matrimoni, di cui 300.000 riguardano coppie di diversa nazionalità. Su 1 milione di divorzi, 140.000 riguardano coppie bi-nazionali. Sulla custodia dei minori scoppiano conflitti con molti casi di uno dei due genitori che “rapisce” il figlio o i figli. E' storia di avvocati, di vie diplomatiche oltre che di dolore.     

     Il Mediatore europeo cerca di portare i genitori a un "accordo volontario" che eviti estenuanti azioni giudiziarie transnazionali che restano sempre molto complesse. Riveste tale ruolo l'onorevole Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento Europeo, che parla di “conflitti forti, di dolori laceranti”. Assicura che ci vuole innanzitutto molto ascolto per il padre e per la madre e ore di mediazione tra le parti legali.

     La vice-presidente della Commissione Europea, Viviane Reding, che ha sostenuto l'iniziativa, sottolinea che si tratta di “mettere insieme i pezzi delle leggi che in materia non mancano ma anche sostanzialmente di perseguire la via del dialogo”. Dopo i primi due casi che possono definirsi risolti perchè si è arrivati a una soluzione che permette ai bambini di mantenere un rapporto con entrambi i genitori, cresce il numero di coppie che ricorrono all'ufficio della Angelilli. Anche se bisogna dire che nella maggioranza dei casi a scrivere sono i papà che vedono affidati i figli alle madri.

     C'è da dire che l'Italia è lo Stato membro dal quale arriva il maggior numero di richieste di mediazione. Al momento le richieste riguardano 98 coppie: i bimbi contesi sono 123, tra i 3 e gli 11 anni, di cui 76 femminucce e 47 maschietti.  Ma ancora sono tanti coloro che non saprebbero come muoversi su questa strada che è sostanzialmente di dialogo: per questo da gennaio il Vademecum sarà disponibile in tutti gli Uffici di rappresentanza UE e on line in tutte le lingue.     

     L'Europa che tenta con difficoltà di raggiungere una vera governance politico-economica sta cambiando anche l'approccio al sociale. Lo conferma la presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, Erminia Mazzoni: “Fino a poco tempo fa le richieste dei cittadini venivano respinte perchè la competenza sui figli era solo nazionale ma oggi non può più essere così”. “La tutela dei minori è un punto fermo della Carta dei diritti diventata parte integrante del Trattato di Lisbona – spiega - e dunque l'UE non può più sottrarsi”.

     La Angelilli, la Reding, la Mazzoni usano la stessa identica espressione: “Con grande cautela”. La cautela necessaria sempre quando si parla di minori e tanto più per bambini che nella sofferenza della separazione rischiano le lacerazioni ulteriori di un conflitto esasperato dalla lontananza fisica e a volte di lingua e di cultura tra le famiglie di origine, che rischiano di essere solo oggetto del contendere.
Avv. Carlo Ioppoli
Presidente Nazionale A.N.F.I. - Associazione Nazionale Familiaristi Italiani